Sempre più app e persone chiedono della cancellazione dati. Ecco perché

ULTIMO AGGIORNAMENTO 22:02

Trasparenza, questa sconosciuta. I consumatori non si fidano più delle aziende che usano a proprio piacimento le informazioni personali e chiedono che i loro dati siano cancellati. 

I consumatori chiedono la cancellazione dei loro dati dai database delle aziende – MeteoWeek.com

La privacy, un tema spinoso

Come avete potuto leggere in diversi nostri articoli pubblicati di recente, il tema della privacy è ormai all’ordine del giorno. La protezione dei dati è un aspetto assai spinoso per le aziende quanto prioritario per i consumatori.

Gli utenti in rete temono che dati, informazioni e altri contenuti sensibili possano essere utilizzati senza alcuna cognizione di causa per poi essere elaborati con l’ausilio dell’intelligenza artificiale e poi sfruttati a proprio piacimento.

Pur essendoci delle leggi ferree sulla privacy, sono molte ancora le realtà inadempienti che non rispettano le disposizioni e mettono a repentaglio la nostra riservatezza.

Lo studio di Cisco parla chiaro

Un recente studio di Cisco condotto proprio quest’anno ha rilevato che i consumatori vogliono sapere quali informazioni vengono raccolte, per quali finalità e in che modo vengono elaborate e la conseguente sfiducia nei confronti delle aziende dipende dalla capacità di quest’ultime di rispondere a tali domande e di garantire la protezione dei dati degli utenti.

Lo studio ha interessato 2600 adulti ed è stato condotto in 12 paesi diversi: 5 in Europa, 4 nella regione dell’Asia Pacifico e 3 nelle Americhe.

“Non sono in grado di proteggere i miei dati”

E’ questo in sintesi il risultato del sondaggio. Il 46% delle persone che ha risposto pensa di non essere capace di proteggere efficacemente i propri dati. Il motivo è presto detto. Le aziende adottano pratiche poco chiare nella raccolta delle informazioni. Il 76% degli intervistati non capisce quali dati verranno utilizzati, come, da chi e per quali finalità.

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La privacy è un diritto imprescindibile. Lo dimostrano i dati.

Infatti sempre più utenti stanno chiedendo la modifica o la cancellazione dei propri dati sia online che offline, perché la preoccupazione è tanta e in costante crescita. Gli ultimi dati registrati dal report di Cisco ci confermano che un terzo ha abbandonato i servizi forniti da società di social media e un 28% il fornitore di accesso a Internet. Il 19% ha interrotto una relazione con un retailer, un altro 19% con un fornitore di carta di credito e un 18% con una banca o un’istituzione finanziaria.

I più sensibili al problema risultano essere i giovani; infatti gli attivisti della privacy hanno un età compresa tra i 25 e i 34 anni.

Secondo Cisco, “questa tendenza riflette la necessità di comprendere appieno il processo di raccolta dei dati, il tipo di governance che è stata applicata, ma anche di avere sempre accesso agli stessi e di gestirne il ciclo di vita”. Un’esigenza in forte aumento anche in Italia. 

Le leggi che non leggiamo

Chiediamo giustamente più protezione e non ci fidiamo di come le aziende gestiscono i nostri dati. Ma è anche vero che in diverse parti del mondo sono ancora pochi i consumatori.

Infatti i risultati parlano chiaro: in Europa, solo il 38% degli spagnoli intervistati è a conoscenza delle leggi, valore che sale al 44 in Italia, al 46 in Germania, al 55 in Francia e al 58% nel Regno Unito. Percentuali che però si abbassano in altre parti del mondo, dal Giappone (25%) alla Cina (33%), fino al Brasile (37%).

Inoltre la maggior parte delle persone intervistate ha detto di preferire che siano i governi nazionali a garantire controllo e protezione. C’è da dire però che la conoscenza delle leggi sulla privacy da parte dei consumatori è un processo che richiede tempo. In generale è assai più complesso entrare nel merito delle normative.

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L’intelligenza artificiale terrorizza i consumatori

Il 56% degli individui non si fida a lasciare i dati in mano alle aziende. Tanto meno se le informazioni sono gestite da un algoritmo che, dato un input, restituisce un output. L’intelligenza artificiale insomma fa il lavoro sporco dell’uomo: analizza le informazioni in modo più veloce di quanto farebbe l’essere umano. Lo studio mette in evidenza così la necessità di una maggiore trasparenza informativa e della definizione di princìpi etici, specie quando si fa affidamento a questi sistemi.

Dunque l’impegno delle aziende deve essere quello di distinguersi per una comunicazione chiara degli aspetti relativi al trattamento dei dati e devono dare garanzie agli utenti che sarà impedito ogni accesso non autorizzato alle loro informazioni. Così facendo, a poco a poco, si riconquista la fiducia del consumatore.