Il buco dell’ozono è diventato ancora più grande: allarme dagli scienziati

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:16

La prima volta che si è parlato, con toni allarmati, di buco nell’ozono, i cinquantenni di oggi erano ragazzini. All’epoca andavano per la maggiore la lacca per capelli e tante bombolette spray immediatamente messe sotto accusa, come causa principale del famoso “buco nell’ozono”.

Immagine satellitare del buco nell'ozono - MeteoWeek.com
Immagine satellitare del buco nell’ozono – MeteoWeek.com

Nel tempo si è cercato di sensibilizzare la popolazione per adottare nuove abitudini di consumo che fossero adatte quantomeno a contenere l’ampliarsi di questo fenomeni di distruzione della patina protettiva della terra, composta appunto da ozono. Purtroppo con scarsi risultati.

Ad oggi infatti il buco nell’ozono è tornato ad allargarsi, ed anche a livelli a dir poco allarmanti. La “falla” nella pellicola che dovrebbe proteggere la Terra è diventata infatti più grande dell’Antartide, il Polo Sud. Mai stato così grande, l’estensione è la più ampia degli ultimi anni.

Buco nell’ozono, il satellite Sentinel 5P mostra le immagini

Buco nell'ozono, mai così grande dal 1979 - MeteoWeek.com
Buco nell’ozono, mai così grande dal 1979 – MeteoWeek.com

Il cosiddetto buco dell’ozono è una riduzione ciclica dello strato di ozono stratosferico (ozonosfera) che si verifica, principalmente in primavera, sopra le regioni polari. E’ la sua ampiezza che determina la dose di radiazioni UV-B che raggiunge la superficie terrestre, e che è quindi inversamente proporzionale alla concentrazione di ozono in alta atmosfera.

In altre parole, quanto più è ampio il “buco”, tanto più saranno dannosi e diretti i raggi del sole che colpiscono la Terra e gli uomini. Una delle conseguenze tanto temute del buco dell’ozono è proprio l’alta concentrazione di raggi UV-B che raggiunge il suolo terrestre, motivo per cui negli anni del boom del buco dell’ozono si parlava di “sole malato” e si invitava a fare attenzione alla “tintarella”.

Dopo un piccolo momento di “pace”, quando si riteneva che il buco si fosse chiuso o quasi, ecco arrivare le immagini del satellite Sentinel P5, un satellite sentinella della Terra che fa parte del programma Copernicus (gestito dalla Commissione Europea e dall’Esa, European Space Agency). Beffa del destino, il dato del satellite è arrivato proprio in occasione della giornata per la preservazione dello strato di ozono, che si è svolta venerdì 17 settembre.

Un assottigliamento dello strato di ozono in questo periodo dell’anno è normale, dato che coincide con la fine della primavera australe (che dura da agosto a ottobre). Di solito tra la metà di settembre e la metà di ottobre questo impoverimento dell’ozono raggiunge il picco, ma quest’anno è andato ben oltre ogni previsione.

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La condizione iniziale di assottigliamento era infatti iniziata abbastanza nella norma, ma poi è arrivata a livelli preoccupanti ed è stato stimato che il buco sia il 75% più grande di quanto sia mai stato in questo periodo a partire dal 1979.

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«Seppur simile a quello del 2020, quest’anno il buco dell’ozono si è trasformato in uno dei più duraturi mai registrati». Questo il commento di Vincent-Henri Peuch, direttore del Copernicus Atmosphere Monitoring Service, a cui ha fatto eco Antje Inness, del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Raggio. «Il monitoraggio del buco dell’ozono al Polo Sud va interpretato con cautela – ha dichiarato – visto che le dimensioni, durata e concentrazioni sono influenzati dai venti locali. Tuttavia ci aspettiamo che si chiuda entro il 2050».