Basta con i quotidiani gratis: bloccate le divulgazioni sui WhatsApp e Telegram dopo un anno di indagini

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:09

L’informazione si paga. Ma sembra non valere per tutti. Migliaia di copie pirata dei quotidiani diffuse nelle chat WhatsApp e nei canali Telegram. Danni per milioni di euro. 

Le chat di WhatsApp e Telegram sono piene di copie pirata – MeteoWeek.com

Il solo fatto che oggi sia così facile cercare e trovare dei contenuti online, non significa che dietro un testo, una foto, un’immagine o un video non ci sia del tempo e delle energie che qualcuno ha dedicato.

Sembra scontata come cosa, ma a quanto pare c’è ancora chi diffonde in rete copie di giornali, riviste, libri, film, files musicali ignorando completamente i diritti d’autore e il divieto assoluto di condivisione senza specifica autorizzazione.

Ed ecco che ci ritroviamo le chat di WhatsApp e i canali di Telegram colmi di pdf o file audio/video facilmente scaricabili, che magari noi stessi salviamo nella galleria, incuranti di contribuire alla violazione della legge e di conseguenza all’aumento spregiudicato delle truffe online.

Nella primavera dello scorso anno la Procura di Bari aveva avviato degli accertamenti in merito dopo una segnalazione della Fieg (La Federazione italiana editori giornali) e recentemente ha concluso l’indagine, identificando 9 amministratori di chat e canali,  indagati per violazione della legge sul diritto d’autore.

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La Federazione è già ormai da più di un anno che ha organizzato una vera e propria task force per individuare i canali in cui è possibile accedere per i download illegali, in veste di “watchdog editoriale”.

La creazione e la conseguente diffusione dei file pirata aveva uno scopo ben preciso: nel caso dei contenuti editoriali, guadagnare denaro attirando iscritti e inducendoli a perfezionare l’acquisto di prodotti Amazon sponsorizzati sui canali, oppure, nel caso degli oltre 4mila file musicali, ricevere denaro tramite accredito su una apposita money box associata al canale.

In pratica, bastava iscriversi a queste chat, rinunciando ai propri dati e alla sicurezza, per poter leggere giornali e riviste con pochi euro al mese o persino gratuitamente.

Già nel 2019 erano almeno 8 le chat incriminate, dove oltre 500 mila persone potevano già scaricare gratis i giornali e avere accesso a qualsiasi risorsa messa a disposizione.

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Insomma, la frode consiste nel servirsi delle opere intellettuali altrui per ottenere un vantaggio patrimoniale.

La Guardia di Finanza nel giro di un anno ha proceduto alla chiusura di 329 canali Telegram sui quali venivano diffusi illecitamente i files pirata, tra cui periodici di informazione che ogni mattina vengono venduti in edicola. Il danno complessivo stimato al solo settore dell’editoria è pari a 670mila euro al giorno, circa 250 milioni di euro l’anno.

Il dilagare della pirateria, oltre che a portare ad un’inevitabile crisi della libera stampa, porta alla lenta e dolorosa dipartita della democrazia.

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