Google: il cavo sottomarino Curie può rilevare terremoti e tsunami

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:30

Arriva un’importante svolta nel cavo in fibra ottica sottomarino Curie, inaugurato da Google nel 2019: è da poco diventato un sensore sismico, in grado di rilevare tsunami. Fra gli autori dello studio vi è anche un italiano

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Il cavo sottomarino Curie potrà essere replicato in altre aree del mondo al fine di rilevare eventi sismici. – MeteoWeek.com

Da anni Google è attiva non soltanto nell’ambito del tech e dell’informatica, ma anche nello studio e nell’innovazione in altri settori, in particolare l’ambiente ma anche i servizi di utilità pubblica, come i parcheggi, che permettano alle persone di svolgere con più facilità azioni quotidiane.

Nel Novembre del 2019, l’azienda di Mountain View ha inaugurato un cavo sottomarino, della lunghezza di circa 10.000 chilometri e del diametro di 2 centimetri, che collega Los Angeles alla città cilena di Valparaiso. Il cavo è stato denominato Curie ed è situato ad una profondità compresa tra 4 e 6 chilometri. La caratteristica peculiare è che si tratta di un cavo in fibra ottica: al suo interno sono contenuti 4 cavi di fibra ottica del diametro di pochi millimetri

Nelle scorse ore è stato annunciato da uno studio che il cavo permette di rilevare terremoti e tsunami, diventando così uno strumento a dir poco prezioso per gli esperti che lavorano nell’ambito della sismologia.

Google: lo studio sul cavo in fibra ottica

Lo studio che svela la caratteristica del cavo Curie è stato pubblicato sulla rivista Science dal California Institute of Technology (Caltech), nonché da Google stessa. Allo studio ha preso parte anche un italiano, Antonio Mecozzi, dell’Università de L’Aquila.

Come illustrato dallo studio, i cavi in fibra ottica contenuti all’interno di Curie sono sensibili alle variazioni di temperatura e alla pressione esercitata dalle onde. Questo fa sì che gli studiosi possano sfruttare tali caratteristiche per rilevare in tempo reale movimenti anomali e variazioni di temperatura/pressione in grado di suggerire un terremoto o uno tsunami. Il cavo è già stato utilizzato prima d’ora per tale obiettivo: nell’ambito di un monitoraggio durato all’incirca nove mesi, gli esperti hanno potuto rilevare venti scosse sismiche e trenta maremoti.

La tecnologia, a detta degli esperti, potrebbe ben presto trovare una rapida diffusione in tutto il mondo, proprio allo scopo di aiutare sempre di più nella rilevazione di eventi sismici e di tsunami.

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Allo studio ha preso parte anche un italiano, Antonio Mecozzi. – MeteoWeek.com

Le parole degli esperti

Si è così espresso in merito Antonio Mecozzi, italiano che ha preso parte alla pubblicazione dello studio: “La tecnica si basa sul fatto che i terremoti e la pressione delle onde marine inducono entrambi una differenza di cammino della luce nella fibra ottica di meno di un decimillesimo di millimetro e sull’accurata misura di questa minuscola differenza alla fine del viaggio che la luce compie nella fibra”.


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Prosegue poi: “L’importanza potenziale di questa ricerca è enorme. A parte la ricaduta sociale dovuta alla possibile organizzazione di un sistema di allerta per gli tsunami, dal punto di vista di un ricercatore è eccitante avere accesso a dati dalle profondità dell’oceanoi. Si tratta infatti di regioni della Terra ancora in gran parte inesplorate, quasi quanto la superficie di Marte, e che potrebbero svelare molto sulla fisica del nostro Pianeta”.