Prevenire la diffusione del Covid tramite app: è un metodo affidabile?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:30

La prevenzione alla diffusione del Covid passa anche dalle app all’interno dei nostri smartphone, di utilizzo quotidiano. Ma è un metodo affidabile? Ecco il nostro parere

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Da Immuni alle app per prenotazioni: sono molti i modi con cui la tecnologia ha tentato di aiutare nella prevenzione dela diffusione del virus. – MeteoWeek.com

Siamo ormai giunti alla fine di questo 2020: un anno purtroppo da dimenticare, segnato quasi nella sua totalità dalla pandemia di Covid-19, diffusa in brevissimo tempo in tutto il mondo. La pandemia ha indotto tutti noi a doverci adattare a nuove regole repentinamente: l’utilizzo della mascherina, il rispetto del distanziamento sociale, lo smartworking e tutte le altre azioni di prevenzione alla diffusione del virus.

Il cambiamento radicale che la società ha dovuto affrontare ha riguardato anche la tecnologia, la quale anzi è entrata in grande aiuto con molteplici strumenti messi a disposizione dei cittadini. Uno di questi è rappresentato dalle app, che tutti noi usiamo con frequenza per gli usi più disparati: dalla messaggistica alle e-mail, dai social ai video, fino appunto alla prevenzione contro il virus.

Ma proprio le app restano un grande dubbio quando si parla di prevenzione. La domanda sorge in modo del tutto lecito: sono metodi affidabili? Quanto possiamo davvero affidarci ad un’applicazione sullo smartphone per prevenire il contagio?

Il caso Immuni, App “in disuso”: di chi è la colpa?

Non possiamo non partire dal caso di Immuni, applicazione realizzata in Italia allo scopo di prevenire la diffusione del coronavirus. Per chi non l’avesse mai utilizzata o non si fosse mai interessato, si tratta di un’app che permette di ricevere una notifica – in tempo reale – qualora si entrasse in contatto con un altro utilizzatore, positivo al virus.

Il presupposto al ragionamento circa l’affidabilità dell’app, logicamente, è che serve grande responsabilità da parte di tutti: essendo una scelta libera ci si aspetta che l’utente sia responsabile e ne faccia uso. Le cose, però, purtroppo non sono andate così.

Immuni ha registrato un numero di utenti davvero basso, che di fatto l’hanno presentata agli occhi di tutti come “inutile”. Ma di chi è la colpa? Ebbene, non è soltanto dei cittadini ma anche delle istituzioni: oltre ad una campagna comunicativa con tutta probabilità mal condotta, l’app non si è rivelata sempre affidabile. Di recente un cittadino ha ricevuto notifica di contatto con un soggetto positivo un mese dopo: errore in apparenza banale, ma che in realtà può celare l’innesco di una catena di contagi pericolosissima.

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Le app per prenotazioni, soprattutto in ambienti come negozi e supermercati, hanno avuto più successo rispetto ad Immuni. – MeteoWeek.com

Le app per le prenotazioni: prevenzione dal Covid in principio

Un discorso radicalmente diverso va fatto in merito alle app per prenotazioni. Nel corso di questa pandemia da Covid-19 ne sono state realizzate di svariato tipo: dalle app per prenotare il posto in aula a quelle per il posto in fila in negozio, arrivando perfino all’app per partecipare alla Messa di Natale.

Analizzando lo scopo di queste applicazioni, che svolgono pur sempre la funzione di evitare assembramenti e quindi prevenire il contagio da Covid-19, risulta che esse abbiano ricoperto un ruolo molto più consistente rispetto alle applicazioni come Immuni.


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A conti fatti, quindi, la soluzione è sempre il distanziamento sociale ma in modo diverso. Le app per prenotazioni permettono di evitare il contatto in principio, offrendo ai commercianti, insegnanti, parroci la possibilità di organizzare da subito il flusso di utenza in modo ottimale; le app come Immuni, invece, implicano per forza di cose una certa soglia di “rischio”, aggravata dal problema di bug ed errori che possono farne decadere la reale utilità.