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Ecco come le Big Tech hanno reagito sul diritto all’aborto e le scelte dei loro dipendenti

Le Big Tech non ci stanno ed esprimono il loro sgomento e disappunto di fronte alla decisione degli Stati Uniti di abolire il diritto costituzionale all’aborto. Che non è un nuovo proibizionismo, non sulla carta, ma di fatto sta riportando il Paese a quel tipo di regime.

Le Big Tech difendono il diritto all’aborto delle loro dipendenti – MeteoWeek.com

Stando infatti le cose in questo modo, ogni singolo stato dell’Unione ha acquisito il diritto legale di decidere sulla legalità o meno dell’aborto, che sia terapeutico o meno, ed alcuni Stati hanno già emanato leggi proibitive (tra questi la Louisiana e il Kentucky).

Sicuramente non è una bella situazione, sia per quel che concerne la salute delle donne, che spesso si sono trovate e si troveranno in condizione di dover necessariamente abortire per non compromettere le loro condizioni di salute, sia per quanto riguarda la questione legata ai diritti cui hanno accesso le donne. Diritti che le Big Tech, nessuna esclusa, hanno deciso di continuare a difendere.

Apple, Google e le altre continueranno ad assicurare il diritto alla salute delle loro dipendenti

Google in testa a difesa del diritto alla salute riproduttiva – MeteoWeek.com

I portavoce di tutte le Big Tech hanno detto la loro in merito a questa nuova legislazione, e tutte in sostanza hanno deciso di adottare una politica interna di protezione della salute e del diritto all’aborto delle loro dipendenti, in alcuni casi anche decidendo di accollarsi i costi di eventuali cure che si dovessero richiedere necessariamente fuori dallo Stato di appartenenza.

Apple in particolare ha fatto sapere di aver stanziato un supporto economico per le dipendenti, in azienda da più di dieci anni, che dovranno eventualmente viaggiare fuori dallo Stato per potersi curare. «Sosteniamo i diritti dei nostri dipendenti di prendere le proprie decisioni in merito alla loro salute riproduttiva – ha dichiarato un portavoce della compagnia – Per oltre un decennio, i vantaggi completi di Apple hanno consentito ai nostri dipendenti di viaggiare fuori dallo stato per cure mediche se non sono disponibili nel loro stato di origine».

Google ad esempio ha fatto sapere, attraverso la direttrice del personale Fiona Cicconi, che hanno intenzione di supportare il diritto alla salute riproduttiva in ogni modo possibile. «Per supportare i nostri dipendenti e le persone a loro carico, il nostro piano di benefici e l’assicurazione sanitaria statunitensi coprono fuori dallo Stato le procedure mediche che non sono disponibili dove vive e lavora un dipendente. Possono anche richiedere il trasferimento senza giustificazione e coloro che sovrintendono a questo processo saranno a conoscenza della situazione».

E così via anche Microsoft, Meta, Yelp e Uber si sono strette intorno alle loro dipendenti ampliando e potenziando il loro sistema di assicurazione sanitaria in modo che questo tipo di cure siano comunque assicurate a tutti senza problemi legali o economici.

Giulio Cicelli

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