La NASA annuncia un nuovo incredibile record: ultimo dei successi di Hubble

ULTIMO AGGIORNAMENTO 6:30

Il telescopio spaziale Hubble compie un’impresa da vero record: catturare la luce di una stella che sembra essere la più lontana del nostro Universo, nata “appena” un miliardo di anni dopo il Big Bang.

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Scoperta record per il telescopio Hubble – MeteoWeek.com

Il telescopio spaziale Hubble è un telescopio spaziale che fu lanciato in orbita terrestre bassa nel 1990 ed è attualmente operativo.

La sua impresa consiste nel fatto di essere riuscito a catturare la luce di una stella molto lontana, un’impresa piuttosto difficile considerato che la radiazione proveniente da una singola stella non è semplice da catturare come ad esempio avviene con le intere galassie.

Hubble scopre Earendel, la stella più lontana che ci sia

Non è la prima volta che Hubble compie un’impresa che resterà negli annali, anzi già nel 2018 il telescopio raggiunse quello che all’epoca fu un record: catturare la luce di un’altra stella, chiamata Icarus, che all’epoca era la più lontana mai rilevata.

Icarus risale a quando l’Universo aveva più o meno quattro miliardi di anni, e la luce ci mette 9 miliardi di anni a raggiungere la Terra. Questo tipo di misurazione serve a dare una dimensione più esatta sull’età dell’Universo.

In questo senso, la scoperta di Earendel (il cui nome ricorda tanto il regno immaginario ritratto nel franchise Disney Frozen) permette di risalire a un periodo in cui l’Universo era ancora piuttosto “giovane” e in creazione. Sempre che un miliardo di anni possa essere considerata un’età precoce.

Earendel dunque ad oggi detiene il record e il titolo di “stella più lontana dalla Terra di tutto l’Universo”, mentre quella più anziana rimane ancora Methuselah, la stessa scoperta sempre dal telescopio spaziale Hubble nel 2013, che ha un’età stimata di circa 14,5 miliardi di anni.

Secondo i dati raccolti da Hubble, la luce della stella Earendel avrebbe impiegato circa 13 miliardi di anni prima di poter raggiungere la Terra ed essere dunque visibile, il che vuol dire che al momento dell’inizio del suo viaggio l’Universo aveva circa il 7% di età rispetto alla sua nascita ed al momento attuale.

Il nome Earendel deriva dall’inglese antico e significa Stella del mattino, nome che le è stato assegnato dallo scienziato della Johns Hopkins University Brian Welch, ed il suo studio consentirà di capire se stelle tanto giovani rispetto all’Universo avessero caratteristiche che le accomunano a quelle attuali o meno.

“Lo studio di Earendel sarà una finestra su un’era dell’Universo che non conosciamo, ma che ha portato a tutto ciò che sappiamo. E’ come se avessimo letto un libro davvero interessante, ma avessimo iniziato con il secondo capitolo e ora avremo la possibilità di vedere come è iniziato tutto”. Così Brian Welch sulla recente scoperta.