India, sempre più vicina al ban delle Crypto, la vicenda in breve

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:30

Una politica che punta alla nazionalizzazione è quella che sembra orientare le scelte del governo indiano in tema di criptovalute

Vuoi un hamburger da Burger King? In cambio, ecco una criptovaluta
I Bitcoin potrebbero essere presso estromessi dal sistema economico dell’India – MeteoWeek.com

Il governo indiano con alla guida Narendra Modi, è davanti ad un importante bivio, dove si sta valutando in maniera molto accurata quelle che saranno le scelte che indicheranno le sorti delle monete virtuali nel paese.

Il Presidente Modi, interrogato a riguardo, ha rilasciato un’interessante dichiarazione nella quale si fa intendere che i vertici indiani puntano si ad inglobare e riconoscere questo nuovo settore dell’economia nei canali statali, ma questo tramite la creazione della valuta digitale ufficiale che sarà rilasciata solo dalla Reserve Bank of India.

LEGGI ANCHE: El Salvador e i Bitcoin: continua la corsa della moneta non fungibile nel primo paese che l’ha accettata

E non solo. Il recente disegno di legge riguardate le criptovalute, sul quale è in corso un dibattito molto serrato, sarebbe per una posizione di irrigidimento che autorizza le transazioni sul territorio nazionale solo alla moneta digitale di stato, bannando in sostanza Bitcoin, Ethereum e compagnia cantante. Insomma un progetto che mette alla porta tutto un filone economico che il paese non intende quindi gestire e far transitare.

La dura presa di posizione però fa parte di un quadro mondiale dei più controversi dove le situazioni dei diversi paesi sono quanto più eterogenee possano essere presenti.

Come i governi hanno affrontato il tema delle criptovalute, dai più tolleranti alle chiusure totali

Le transizioni legate alle criptovalute hanno degli andamenti geografici decisamente peculiari – MeteoWeek.com

Da un punto di vista globale siamo di fronte ad un panorama molto interessante. Da un lato ci troviamo i governi rigoristi, che applicano una politica di chiusura totale. Ne è un’esempio la Cina, il cui impatto decisionale circa la gestione delle criptovalute ha caratterizzato pesantemente una variabilità nel mercato azionario contraddistinta da oscillazioni importanti.

Dall’altro invece abbiamo un’apertura totale. Come quella applicata in El Salvador, dove il presidente Nayib Bukele, accanito sostenitore di Bitcoin, ha creato un’intera area urbana dedicata all’estrazione. Il nucleo intorno al quale sono sorte le agenzie e gli uffici delle società impegnate in questo settore beneficia anche della sostenibilità energetica. E questo grazie alla presenza del geotermico, generato dal un vulcano che ne garantisce un’autonomia e un efficienza pari quasi al 100%.

LEGGI ANCHE: NFT, anche il New York Times ‘batte un colpo’: venduto articolo a 600.000$

Negli Stati Uniti invece la situazione è molto eterogenea ma potremmo dire ci sia una buona integrazione. I primi segnali di una forte propensione a queste monete a livello federale sono arrivate con le proposte del sindaco di Miami, Francis Suarez. Sua è l’idea di rendere la città tax free grazie alla concentrazione di investitori che troverebbe una città ideale per i miners. A seguirlo, a ruota, è arrivata anche la voce del primo cittadino di New York. Eric Adams infatti ha dichiarato che i suoi primi tre stipendi sarebbero infatti stati recepiti tramite bitcoin, aprendo uno spiraglio importante in uno stato tendenzialmente protezionista.

Dunque la scelta dell’India non è che l’ennesima particolare modalità con la quale un governo viene a patti con una realtà economica che non si può più non considere.