Esperimento sui topi riuscito: gli scienziati hanno invertito l’invecchiamento del cervello

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:40

Un’ottima notizia: gli scienziati sono riusciti a regredire il solito moto di marcia dell’invecchiamento del cervello nei topi da laboratorio.

Studi sul cervello: come regredirlo fino a non invecchiamento – MeteoWeek.com

L’invecchiamento del corpo e del cervello è associato a un aumento dell’infiammazione in tutti i sistemi del corpo, compreso il cervello.

Un deterioramento più che naturale, che porta con se acciacchi, a volte malattie, una delicatezza delle ossa non indifferente e, diciamocelo, una saggezza non indifferente data da una vita da raccontare.

È chiaro che i processi immunitari svolgono un ruolo chiave nell’invecchiamento cerebrale, con una crescente enfasi sul ruolo di una specifica tipologia di cellule immunitarie, la microglia.

Si tratta di un tipo di cellule che si occupano della principale difesa immunitaria attiva nel sistema nervoso centrale.

Eppure, gli scienziati hanno constatato che l’invecchiamento dipende da un microbiota intestinale.

Il collegamento fra batteri dell’intestino e invecchiamento in salute è stato a lungo ignorato dagli scienziati, che non capivano il collegamento.

Oggi, come si spiegava, riconosciamo l’importanza dei trilioni di batteri in termini di salute e patologie e riusciamo a trovare il collegamento con facilità.

John Cryan, vicepresidente per la ricerca e l’innovazione dell’University College di Cork, in Irlanda, ha elargito su The Conversation come le indagini ci dicano da anni che la composizione del microbiota cambi con l’invecchiamento.

Poco sapevamo invece sull’invecchiamento del cervello, anche se nel 2017 un’indagine proprio di Cryan mise in rapporto i cambiamenti nel microbiota e nel sistema immunitario con il declino cognitivo e l’ansia.

Ma allora quale ruolo giocano i batteri intestinali sulla salute e sui disturbi dell’organismo?

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L’esperimento riuscito, ma per ora solo sui topai da laboratorio

Invecchiare fa paura. Con esso, arrivano nella maggior parte dei casi malattie mentali non di poco conto, e non è un caso che quella del secolo sia proprio l’alzheimer.

L’uomo da sempre si chiede se ci sia un modo per non andare incontro ad un invecchiamento radicale.

L’esperimento è riuscito, per ora, solo sui topi – MeteoWeek.com

Ve lo racontiamo in questo articolo.

Si parte nel lontano 1895, quando compì 50 anni, il futuro premio Nobel russo del 1908 Elie Metchnikoff  iniziò a preoccuparsi maggiormente dell’invecchiamento rispetto al solito, complice forse l’andare del tempo, e abbandonò l’immunologia per fondare una nuova branca, quella della geriatria.

Esatto, è lui il padre dei reparti in ospedale!

Concentrandosi proprio sul ruolo dei batteri intestinali, il famoso microbiota ha chiarito la questione: come fa l’invecchiamento ad essere collegato ai batteri intestinali, più che al cervello?

La sua convinzione è che le popolazioni dell’Europa orientale avessero un’aspettativa di vita più lunga perché si nutrivano di molti cibi fermentati contenenti batteri dell’acido lattico.

In un’altra indagine, invece, ci siamo spinti un passo oltre mostrando che una dieta orientata ad arricchire il microbiota con inulina prebiotica era in grado di mitigare gli effetti dell’invecchiamento cerebrale nei topi di età intermedia” spiega lo scienziato a capo del progetto che abbiamo citato poco sopra (Cyran).

Ma, di nuovo, non era chiaro se fosse davvero il microbiota (il microbioma è invece l’insieme del patrimonio genetico esprimibile dal microbiota) a causare questo benefico effetto.

Fino a che, non c’è stata la svolta che stavano aspettando.

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Il successo dell’esperimento tanto sperato

L’esperimento del topo nel labirinto – MeteoWeek.com

“Abbiamo mostrato che prendendo il microbiota dai giovani topi e trasportandolo negli anziani, molti degli effetti dell’invecchiamento sulla memoria e sull’apprendimento, oltre ad alcune problematiche immunitarie, possono essere invertite”.

Ma come? Semplice. Usando un labirinto, gli scienziati hanno dimostrato che questo trapianto di microbiota fecale da topi giovani a vecchi ha portato i vecchi topi a trovare più velocemente il punto finale, e nascosto.

L’altra parte dello studio però  consisteva nel capire se gli effetti negativi dell’invecchiamento fossero anche reversibili, trapiantando il microbiota dai topi giovani ai vecchi.

Che poi, è esattamente quello che è avvenuto.

“Abbiamo insomma dimostrato che le sostanze chimiche in una regione del cervello coinvolta nell’apprendimento e nella memoria (l’ippocampo) erano più simili a quelle dei topi giovani dopo il trapianto di microbiota. I nostri risultati mostrano in modo conclusivo che il microbioma è importante per un cervello sano nella vecchiaia”. Servono ovviamente altri approfondimenti, ma la direzione sembra tracciata.

Ora, non resta che trovare i fondi necessari per portare avanti l’esperimento e vedere se funziona anche sugli umani.

Che sia un grande passo avanti?