La Nigeria contro Bitcoin e criptovalute: “Non sono denaro legittimo”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 6:30

La Banca Centrale della Nigeria ha vietato le transazioni relative ai Bitcoin e alle criptovalute nel paese, delineando una chiara posizione “anti-crypto”. Ecco i motivi di questa decisione

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Prima di questo divieto, la Nigeria era per grandezza il secondo mercato di Bitcoin più grande al mondo, dopo gli Stati Uniti – MeteoWeek.com | fonte: Bitcoin News

Il mese scorso, la Nigeria ha deciso di “chiudere i conti” con le criptovalute: la Banca Centrale ha infatti vietato le transazioni relative alla criptovaluta nel paese, ordinando alle banche di chiudere tutti i relativi conti. La decisione ha suscitato grande clamore, considerando che, inaspettatamente, la Nigeria è per grandezza il secondo mercato di bitcoin più grande al mondo, dopo gli Stati Uniti. Come riportato dall’AGI, dal 2015 a febbraio 2021 i nigeriani avrebbero scambiato circa 60.200 Bitcoin: una cifra veramente degna di nota.

La posizione della Banca Centrale della Nigeria riguardo il Bitcoin e le criptovalute

Questo netto e deciso dietrofront del governo nigeriano è tuttavia dettato da motivi di sicurezza: secondo la Banca Centrale della Nigeria la valuta virtuale sarebbe infatti utilizzata per attività come il riciclaggio di denaro e il terrorismo.

Un comunicato, pubblicato sul sito della Banca Centrale recitava: “L’uso delle criptovalute in Nigeria è una diretta violazione della legge esistente. […] È anche importante sottolineare che esiste una differenza fondamentale tra una valuta digitale emessa dalla banca centrale e le criptovalute. Come implicano i nomi, mentre le banche centrali possono emettere valute digitali, le criptovalute sono emesse da entità sconosciute e non regolamentate. La domanda che ci si potrebbe porre è – quindi – perché un’entità dovrebbe mascherare le sue transazioni se fossero legali? È sulla base di questa opacità che le criptovalute sono diventate adatte per condurre molte attività illegali tra cui riciclaggio di denaro sporco, finanziamento del terrorismo, acquisto di armi leggere e di piccolo calibro ed evasione fiscale”.

Tante critiche, ma la linea non cambia

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La sede centrale della Banca Centrale della Nigeria ad Abuja – MeteoWeek.com

Dopo tre settimane di grandi critiche, nell’ultimo fine settimana la Banca Centrale della Nigeria ha confermato la sua linea “anti-crypto”, tramite le parole del suo governatore Godwin Emefiele. Egli, durante un’udienza, ha infatti affermato che il divieto imposto è nel miglior interesse dei nigeriani, aggiungendo: “Le criptovalute non sono denaro legittimo. Al momento non c’è posto per le criptovalute nel nostro sistema monetario, e le transazioni crypto non potranno essere effettuate tramite il sistema bancario nigeriano”.

All’udienza ha parlato anche Bolaji Owasanoye, presidente della Independent Corrupt Practices Commission, il quale ha ripreso il dibattito sul presunto anonimato garantito dalle transazioni crypto. In realtà, come evidenziato da Cointelegraph, grazie a società di blockchain intelligence, oggigiorno tracciare le transazioni effettuate con criptovalute è relativamente semplice. Queste compagnie hanno inoltre aiutato le forze dell’ordine di tutto il mondo a tracciare i movimenti di organizzazioni criminali coinvolte in reati come traffico di droga e pedopornografia.


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Nel report sul crimine del 2020, Chainalysis ha rivelato che soltanto lo 0,34% di tutte le transazioni crypto nell’arco dell’intero anno è riconducibile ad attività criminali. Fatto sta che la Banca Centrale della Nigeria ha deciso – per il momento – di non rivedere la propria posizione: “Prove più recenti e ripetute suggeriscono che alcune criptovalute sono diventate più ampiamente utilizzate come asset speculativi piuttosto che come mezzi di pagamento, spiegando così la significativa volatilità e variabilità dei loro prezzi”.