Facebook aiuta l’FBI nelle indagini per l’assalto a Capitol Hill

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:30

Dopo gli ultimi avvenimenti legati alla presidenza uscente, Facebook scende in campo per aiutare nelle indagini.

Facebook collabora con FBI – MeteoWeek.com

L‘FBI ha un nuovo alleato: Facebook.

Dopo aver oscurato e sospeso l’account di Donald Trump, ora il colosso dei social network ha deciso di aiutare nelle indagini legate a Capitol Hill.

Facebook sta aiutando l’Fbi nelle indagini sulle violenze a Capitol Hill. La piattaforma ha fornito agli investigatori i dati degli utenti che hanno preso parte all’assalto compresi i loro messaggi privati, dopo l’appello lanciato da alcuni parlamentari.

Lo riporta il sito di Forbes che riferisce di una denuncia contro un residente a New York che aveva postato sul social sue immagini dell’assalto.

Cosa è successo

Facebook – MeteoWeek.com

Dopo l’attacco del 6 gennaio, la numero 2 di Facebook, Sheryl Sandberg, aveva dichiarato che le proteste erano in gran parte organizzate su social media minori; successivamente era stata criticata per le prove che numerosi gruppi e account Facebook, pubblici e privati, erano stati utilizzati per organizzare la protesta.

La denuncia arriva da una residente di New York denunciata per aver postato sul suo profilo social le immagini della rivolta. La trumpiana , sul sito Forbes, confessa di aver subito controlli non solo sui suoi profili social. L’F.B.I, infatti, avrebbe avuto accesso al suo indirizzo Ip, indirizzo Gmail, numero di telefono e perfino ai suoi messaggi privati.

La denuncia entra a gamba tesa in un dibattito mondiale sul potere delle big tech in termini di informazione di massa. La censura social che si è abbattuta sull’uscente Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, era stata giustificata proprio dalla gravità degli episodi di violenza di Capitol Hill – diventato nel mondo simbolo di attacco alla democrazia – e sulla correlazione con alcune frasi social di Trump.


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Non solo Facebook

Dopo le limitazioni che sono state imposte da Twitter, Facebook e dagli altri social network che hanno bloccato l’account del Presidente Trump, molti sostenitori del presidente uscente hanno dovuto trovare altri canali comunicativi per riorganizzarsi e parla degli avvenimenti del 6 Gennaio.

Molti di loro si sono quindi riversati su una app chiamata Bumble e che si occupa essenzialmente di organizzare incontri tra persone single che hanno voglia di conoscere persone nuove. Una sorta di Tinder, anche se con importanti differenze rispetto all’applicazione utilizzata anche in Italia.

Su Bumble è possibile applicare un filtro politico, in maniera tale da poter esprimere una preferenza sulle persone da incontrare: un sostenitore di Biden potrebbe non voler chattare con una fedelissima del Presidente Trump e, naturalmente, viceversa.

Il filtro è sempre stato utilizzato in maniera perfettamente innocente, fino alle rivolte di Capitol Hill. Le donne americane si sono accorte, infatti, che all’improvviso su Bumble si stavano moltiplicando hashtag e thread relativi alle rivolte e a tutta la cultura che gravita intorno al movimento MAGA (Make America Great Again, l’ormai celebre slogan con cui Trump ha conquistato l’elettorato guadagnandosi il diritto di entrare alla Casa Bianca).

Molte donne di simpatie democratiche (cioè sostenitrici di Obama e Biden) e senza troppi scrupoli hanno deciso di cambiare la propria preferenza politica e hanno cominciato a intrattenere conversazioni con persone che erano stati tra gli assaltatori di Capitol Hill e che stavano utilizzando il social per vantarsi delle proprie imprese.