Sentinel 6: come può un satellite verificare la salute dei nostri oceani?

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:48

Dall’unione di due nazioni e dei loro migliori team aerospaziali, è stato dato il via alla prima parte di una lunga missione che ci darà una mano per ben 40 anni.

il lancio del satellite Sentinel 6
Giorno 21.11.2020 alle ore 18:17 italiane è decollato il razzo Sentinel 6A – MeteoWeek.com

Presso lo Space launch complex 4E, in California una collaborazione tra vari “big” del business aerospaziale, porta a termine e con successo il primo lancio di questa missione, di cui sentiremo parlare per molti anni, data al sua imponente durata e importanza a breve termine.

Una collaborazione tra SpaceX di Elon Musk, che non fa altro che stupirci col suo team, in grado di progettare razzi che rientrano in base atterrando autonomamente, con U.S.A (NASA) e Europa (EASA) chiamata Missione Jason CS (Continuity of Service). Il lancio ha a che vedere con il primo di due satelliti, di cui il secondo, il Sentinel 6B, è previsto il lancio per il 2025.

Il primo, il Falcon 6A “Michael Freilich”, rinominato così in nome dell’ex direttore della Divisione di Scienze della Terra della NASA (scomparso tragicamente lo scorso agosto) è il capostipite di una missione che si pone più obiettivi tra i quali quello di raccogliere più dati possibili sul livello dei mari e come questo cambi nel tempo. Questo perché negli ultimi 25 anni la velocità con cui il livello gli oceani si sta innalzando è aumentato  parecchio, e la comunità scientifica sempre più preoccupata, pensa che il trend attualmente possa solo continuare a salire. Questo potrebbe essere causa, in un futuro vicino al nostro, di un aumento delle registrazioni delle catastrofi naturali.

Modello renderizzato del Sentinel 6A in orbita – MeteoWeek.com

Gli obiettivi sono tanti e si parla di un investimento che sarà in grado di accompagnare l’uomo per le prossime decadi in uno studio più approfondito degli oceani, del loro sviluppo e di come l’uomo con la sua “cattiva impronta ambientale” stia modificando questo sottile equilibrio.

I traguardi da raggiungere nello specifico riguardano:

Previsioni a breve e a lungo termine delle condizioni dell’oceano, delle sue correnti e dei venti. Così potremo migliorare le previsioni a breve termine (si parla di poter raggiungere dalle 2 fino alle 4 settimane di anticipo!) su catastrofi naturali quali gli uragani. Ma c’è anche un miglioramento a lungo termine: si potranno anche prevedere fenomeni naturali come quelli di El Niño ed El Niña, raccogliendo dati riguardanti le condizioni stagionali future.

Provvedere la registrazione di questi dati per 40 anni, permettendo la valutazione dei cambiamenti delle condizioni oceaniche e delle sue correnti. Veramente “un mare” di tempo in cui gli scienziati trarranno il meglio per i loro studi.
L’inserimento del nuovo esperimento, chiamato “Global Navigation Satellite System Radio Occultation” (GNSS-RO) che, recuperando informazioni riguardanti gli strati atmosferici contribuirà ai modelli informatici fornendo dati per calcolare con maggior precisione le previsioni metereologiche.

Infine vorrei sottolineare come questa unione tra agenzie aerospaziali rappresenti un concreto aiuto reciproco per quanto riguardi i cambiamenti climatici, argomento sempre più citato ma non sempre valorizzato nel modo giusto. Sarebbe da citare come giusto esempio, per ricordarci che siamo tutti abitanti dello stesso pianeta, in cui è nostro il dovere di proteggerlo, con gli strumenti e le possibilità che ognuno di noi ha a disposizione.