Hubble scopre un buco nero primordiale; è vecchio più di 13 miliardi di anni: tutto quello che sappiamo in questo articolo

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Lo avevamo da sempre sotto gli occhi e non ce ne siamo mai accorti. E dobbiamo ringraziare ancora una volta il telescopio spaziale Hubble che lo ha individuato. Un oggetto cosmico che esisterebbe dagli albori dell’Universo, nato 750 milioni di anni dopo il Big Bang di 13,8 miliardi di anni fa.

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Telescopio Hubble – MeteoWeek.com

Questo oggetto cosmico risponde al nome di GNz7q e, stando a quanto emerso dalle immagini riportate da Hubble e dagli studi che ne sono derivati potrebbe essere l’anello di congiunzione che ci mancava tra le giovani galassie di formazione stellare e i buchi neri supermassicci. GNz7q è stato identificato in una delle due aree del cielo notturno più studiate, ossia il Great Observatories Origins Deep Survey-North (GOODS-North).

La scoperta fatta di Hubble è stata in sostanza l’identificazione di una misteriosa sorgente compatta di luce ultravioletta e infrarossa che non ha nulla a che fare con le sorgenti di luce galattiche, anzi è coerente con la radiazione proveniente da un buco nero primordiale in rapida formazione.

Buchi neri primordiali: dalla teoria alla realtà

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Buco nero – MeteoWeek.com

Finora non era stato mai possibile andare oltre alla teoria e alla simulazione di oggetti cosmici di tale fatta, e sicuramente questa scoperta fatta da Hubble è prima e unica nel suo genere. L’astronomo Seiji Fujimoto, in forze al Niels Bohr Institute dell’Università di Copenhagen e autore dell’articolo pubblicato su Nature che descrive questa scoperta, ha affermato che secondo lui le proprietà elettromagnetiche dell’oggetto corrispondono alle previsioni delle simulazioni teoriche e GNz7q è il primo esempio di buco nero primordiale nel nucleo polveroso di una galassia primordiale di formazione stellare (Starbust).

Altri studi condotti sul buco nero primordiale GNz7q potrebbero forse rispondere alla domanda su come fanno i buchi neri ad evolvere trasformandosi in mostri galattici con masse milioni di volte superiori a quelle del nostro Sole.

Inoltre se Hubble è in grado di fare scoperte simili, il suo successore James Webb non può che essere “benedetto” da queste opportunità, che potrà sfruttare appieno non appena avrà la possibilità di essere messo a pieno regime (ora si trova nelle fasi finali di preparazione). Infatti il nuovo telescopio spaziale, avendo delle capacità tecniche più avanzate, potrebbe essere l’ideale per studiare meglio GNz7q.